27 Mar, 2017

Per quanto brava/o tu sia, per quanto ti impegni, per quanto padroneggi bene la tua materia, per quanto studi e ristudi e compri materiale formativo in continuazione e punti sempre più in alto, sempre più in alto, sempre più in alto, ti senti impreparata/o?
Benvenuta o benvenuto nel club! Un club credo molto molto ben fornito di personcine tendenzialmente di ottima fattura ma che si vivono le cose maluccio.
Esiste proprio una sindrome che ci può definire perfettamente: la sindrome dell’impostore. Ne parla deliziosamente anche Gioia Gottini in questo articolo. Ma anche molti altri ne parlano abbondantemente: sintomo che non siamo pochi.

La sindrome dell’impostore ti fa sempre sentire “non abbastanza”, in vari ambiti, a sua discrezione. A tratti in tutti gli ambiti. Colpisce prevalentemente le donne, che devono per forza fare i conti con un mondo che a loro chiede di più. Quasi sempre. Non ti molla facilmente. E ha conseguenze piuttosto devastanti.

Vi racconto l’ultimo caso (di questi giorni, anzi ancora in corso) che mi ha portata a scontrarmi con la maledizione dell’impostore.

La mia intenzione, nel prossimo futuro, è quella di specializzarmi nei contenuti web. Amo scrivere da sempre, amo i testi, amo la lingua italiana, amo il web marketing e scrivere per il web potrebbe essere il coronamento di un sogno. Una favola. Campare scrivendo, leggendo e rimettendo a posto le cose che nei testi non funzionano. Mamma mia che cosa bella.
Mi sono anche iscritta al corso di Pennamontata, Copy42. Ed è stato uno dei regali più belli che mi sia fatta negli ultimi anni.

Bene. Si dà il caso che ci sia una newsletter di una persona molto valida, che sviluppa siti web con i controfiocchetti e che ha mandato una mail agli iscritti alla sua newsletter chiedendo se c’era qualcuno disposto a collaborare con lui alla stesura dei testi dei suoi siti. Mi sono fiondata tutta felice, ho risposto e mi sono proposta. Non dico di chi si tratta solo perché la selezione è ancora in corso e perché magari se ha scritto alla newsletter, vorrebbe che la cosa restasse tra gli iscritti alla newsletter.

Ottimo. La prima domanda che ha fatto a tutti per scremare un pochino i candidati, era una richiesta piuttosto banale per chi sviluppa da anni siti con WordPress. Davvero una sciocchezza, a vederla bene. Una cosa che faccio tutti i giorni. Non me la tiro affatto: è il mio lavoro, è ovvio che io la debba saper fare. E la so fare. Ad occhi chiusi. Ma io non ho dato la risposta giusta.
No. Ho pensato che non potesse essere quello che cercava. Per la precisione: era una domanda che puntava ad un ambito in cui sono molto ferrata e io mi sono immediatamente orientata invece sull’ambito in cui mi sento un po’ meno ferrata, forse perché lo faccio da meno anni, forse perché è il mio sogno e lo vedo irraggiungibile. Mi sono messa immediatamente in una zona fuori dal comfort, per sentirmi in dubbio, per dire: ecco ma cosa farebbe un buon copy?
Cosa dovrei dire “se fossi” un buon copy? Ma non era una domanda da copy puro. Era una domanda tecnica a cui rispondo in continuazione nel mio lavoro e io l’ho rivestita di altri significati, cercando altre risposte in un ambito in cui non fossi così sicura di me. Per sentirmi meno brava. Ho dato una risposta non corretta, perché la risposta giusta era la prima che mi era venuta in mente. Ed era nell’ambito più “semplice” per me, o almeno quello che sento più semplice. La conseguenza – pessima – è che ho perso la possibilità di collaborare con una persona che ritengo un ottimo professionista e ho perso la possibilità di prendere lavori che implicano scrivere per il web: quello che mi renderebbe felice.

Di certo non avrei campato solo con questa collaborazione, ma la direzione era giusta. Brava. Davvero brava. Mi faccio i complimenti da sola. E poi cerco di trarre qualche insegnamento.

Prima di tutto, basta con queste seghe mentali da insicuri cronici. Basta. La vita non è facile, il mondo è una graticola, il lavoro è un ponte tibetano. E ok. Ma a preoccuparsi si soffre due volte (era di Animali Fantastici la citazione, vero?). E poi l’istinto. In questo caso, ragazzi, l’istinto è importante. L’istinto è fondamentale. L’istinto è giusto. Non tradiamolo. Quando serve, seguiamolo.

Di argomenti come questo e simili, parlo meglio nella mia pseudo-newsletter, Libellula, che arriva svolazzando più o meno una volta al mese.

Ok, voglio Libellula!

Libellula nasce per parlare di argomenti legati al lavoro da freelance, ma anche di passioni e cose interessanti che scopro. Quando ci sono grandi cambiamenti nel mio sito (servizi nuovi, servizi eliminati, nuove offerte...), potrei volerti informare, ma questo tipo di messaggi saranno sempre minori rispetto al resto.
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