11 Nov, 2019

Vuoi la ricetta per un’home page perfetta? Tre regolette semplici semplici che ti faranno costruire una pagina efficace, che piace, converte e si posiziona pe prima su Google? Ecco, no. Qui non trovi niente di tutto ciò. Non troverai qualcosa del genere, semplicemente perché non esiste. Costruire un’home page è una questione di strategia e di obiettivi. Non esiste quella perfetta e non esiste quella che va bene per tutti.
Però ci sono alcuni errori ricorrenti (oh sì sì, li vedo spesso, tanto spesso…) che agiscono come le tossine per la pelle: imbruttiscono, invecchiano e rendono meno luminosa la tua home page. E poi la fanno funzionare male. Vediamone alcuni e creiamo lo scrub per eliminarli.

Non guardare la tua home page da PC

Ecco il primo errore, subdolo e difficile da stanare. Quando progetti, controlli, esamini e correggi l’home page del tuo sito, lo fai davanti a un pc. Bene, sappi che sei l’unico o uno dei pochissimi a guardarla da lì.
Le vedi le persone per strada? E quelle (mannaggia a loro!) in macchina? Quelle in metro? Quelle in coda alla cassa del supermercato? Lo vedi cosa fanno?
Guardano i loro smartphone, esatto.
E se cadono sulla tua home page, secondo te, quante possibilità ci sono che lo facciano guardando un pc?
Ogni volta che metti mano alla tua home, fallo pure per comodità da un pc, ma intanto tieni uno, due, tre, dieci cellulari a portata di mano per controllare la sua usabilità su schermi piccoli, medi, piccolissimi. Tutto deve essere fluido, facile da capire anche da lì. I pulsanti e i link importanti devono essere semplici da raggiungere e ben visibili. La navigabilità piacevole e intuitiva.
Un altro motivo per cui l’usabilità da mobile è la star, è che Google le dà un voto molto pesante, per valutare la tua home page. Per vedere se a Google piace la tua home, puoi usare questo strumento: https://search.google.com/test/mobile-friendly. Non è che piacere a Google sia un vezzo da snob; serve per farsi trovare quando qualcuno cerca quello che offriamo.
Nell’immagine c’è la versione mobile del sito del National Geographic. L’unica cosa che si legge bene, a primo impatto, è la pubblicità. Ehm… con tutto il rispetto, ovviamente.

La tua home è “professionale”. In che senso?

Se qualcosa non ci piace, o se ce la siamo immaginata diversa, è difficile farcela andare giù.
La questione da tenere in conto però è proprio solo una ed è poco appagante.
Non c’è quasi mai qualcosa di bello o di brutto: ci sono cose che funzionano o che non funzionano.

Un’home page ha un pubblico, che difficilmente assomiglia a chi sta scrivendo quella pagina.
L’identità visiva, il tono di voce, il linguaggio utilizzato devono andare incontro a chi arriva sul tuo sito e non devono parlare né per te, né per gli addetti ai lavori.

Per questo motivo, per favore, non usare termini tecnici se non ai corsi di aggiornamento con i tuoi colleghi, nei tuoi sogni più perversi o sui giornali di settore per cui scrivi.
Sul tuo sito usa parole comuni. Devi parlare del tuo lavoro come ne parlerebbe un tuo cliente (che ne sa ovviamente molto meno di te).
Paura di minare la tua professionalità? È esattamente l’opposto.
Professionalità significa offrire il miglior servizio possibile ai clienti. E questo include la chiarezza nei loro confronti.

Qualche esempio?

Un social media manager che parli di “redemption”, “Pixel di Facebook” o “click-trough rate” a un pubblico di micro attività commerciali, sta parlando pressoché arabo. Gli addetti ai lavori lo capiranno, certo, ma il suo sito non ha l’obiettivo di farsi applaudire dai colleghi. O sì?

Allo stesso modo, uno psicologo che parli di “ecolalia”, “intervento evidence-based”, “sistema famiglia”, “sintonizzazione affettiva”, può involontariamente erigere un muro altissimo tra sé e il suo pubblico, raffreddando enormemente il linguaggio su argomenti che invece, essendo molto delicati, andrebbero trattati con morbidezza ed empatia.

Le parole con cui costruisci i messaggi nella tua home page devono chiarificare e accogliere.

Sei un esperto, un leader di settore? Uno specialist? No.
Fai cose? Sì.

La rete è piena ed è stufa di aziende “leader di settore”, oppure con “trentennale esperienza”.
È altrettanto stufa di professionisti “esperti in”, “specialisti”, oppure servizi “a 360 gradi”.
Per pietà, basta.
E soprattutto: queste affermazioni non vogliono dire nulla. Tutti questi anni sulle spalle sono davvero garanzia di qualcosa? E il servizio a 360 gradi in cosa si concretizza? Serve davvero? Cosa significa in termini pratici?

In home page deve campeggiare, luminosa, una frase che spiega esattamente cosa fai, sintetizzandolo quanto più possibile. Poche parole, concrete, senza fronzoli se non dettati da un tono di voce che li richieda.
Questa frase sintetica è la value proposition e deve essere subito visibile (anche da mobile!), appena si atterra nella pagina, come primissima cosa. Togli le barriere, evita che il tuo visitatore debba anche solo muovere la rotellina del mouse di un click: la tua proposta deve troneggiargli davanti al naso immediatamente. 

E le parole da usare per scriverla? Devono essere evocative e portare la mente di chi legge a una visualizzazione immediata e concreta di cosa fai.
Questo è particolarmente difficile per chi offre servizi anziché prodotti, perché sarà necessario connotare l’offerta stessa con dei paletti a volte fastidiosi.

Un esempio.
Se ti offri come “Digital Strategist” (esperienza personale, fidatevi), ti presenti come qualcosa di intangibile nella mente delle persone che potrebbero aver bisogno di te: il messaggio sfugge, è impalpabile, incomprensibile. Non se lo sanno immaginare concretamente.
Se, negli anni, ti specializzi e ti offri come Copywriter o Web Designer, è meglio.
Se scrivi: faccio siti e testi per il web, è ancora meglio. Meno poetico? Forse, ma funziona. 

Maiuscolite, esclamativite, superlativite. Brutte bestie.

Ancora oggi le pagine iniziali dei siti web sono pienissime di testi deformati, ingrassati, rovinati da mille elementi di punteggiatura inutili. Classicamente:

 

  • Maiuscole: solo quando la grammatica italiana lo richiede, per favore.
    Mettere il testo in maiuscolo è una brutta abitudine di chi non ha nessun interesse verso il testo. Che sia l’iniziale maiuscola senza motivo o peggio tutta la parola in maiuscolo (e qui non c’è mai motivo), la domanda è la stessa: ma perché?
    Per attirare l’attenzione? No, per quello c’è la formattazione (per esempio i corsivi o i grassetti, no?).
    Per enfatizzare? Per quello c’è il testo: invece che scrivere “il TUO corso di formazione” (dai, è una cafonata…), si potrebbe tranquillamente scrivere “proprio il corso di formazione che cercavi”. Quel “proprio” non ha la stessa funzione del “tuo” scritto in maiuscolo? E non è molto più carino (oltre che corretto)?
  • Esclamativi: ma credi che siamo tutti sordi?
    Cosa esclami? Cosa urli? Credi che non sappia leggere? Credi che il fatto che tu esclami qualcosa mi metta davvero fretta, entusiasmo, gioia di vivere?
    No, è degno dei volantini dei discount di cinque anni fa. E tu non vuoi sembrare un discount di cinque anni fa, vero?
    Elimina tutti i punti esclamativi. Non importa se magari qualcuno ci poteva pure stare bene: qualche vittima è necessaria, in guerra, in amore e in scrittura.
  • Superlativi: esagera poco.
    L’enfasi in generale non è costruttiva. Limitala. I superlativi esaltano e se sono usati troppo spesso, se tutto è super, allora niente è super. Al posto dei superlativi, usa dei sinonimi dell’aggettivo che vuoi: magari un sinonimo che aggiunga un tono di voce al tuo testo, che lo umanizzi e lo scaldi.

Costruisci l’home page una volta per sempre. Ti piacerebbe…

L’home page non è fatta per essere letta (non principalmente almeno), non è fatta per intrattenere (non principalmente, ancora), né per essere un biglietto da visita o qualcosa di simile.

L’home page è fatta per far fare qualcosa a chi ci capita dentro.

Contattarti? Chiederti un preventivo? Comprare qualcosa? Fare una donazione?
Partecipare a una causa? Iscriversi a una newsletter?
Le call to action, ovvero gli inviti all’azione, possono essere tantissimi e dipendono da quali sono le tue priorità in quel momento.
Possono esserci call to action principali, molto impegnative e di valore (l’acquisto, la richiesta di preventivo o un commento…) e call to action secondarie, di “ripiego” se così si può dire per far fare comunque qualcosa al tuo visitatore quando non è pronto a seguire l’invito principale (per esempio farti seguire sui social richeide un impegno inferiore rispetto all’acquisto del tuo prodotto).

Se pensi di voler spingere in una direzione, oppure nell’altra, nel tempo la tua Home Page dovrà cambiare, perché la gerarchia delle informazioni cambierà e la struttura grafica anche. È normale, è coerente ed è sano per la tua attività.

Raccogli molte informazioni con il tuo form di contatto? Male!

La maggior parte delle home page ha un form di contatto.
Serve a farsi chiedere informazioni, a raccogliere indirizzi per la mailing list, a farsi richiedere un preventivo e tante altre cose belline. Bene.
Svuota il tuo form di contatto.
Chiedi al massimo tre informazioni. Meglio se solo due.
In home page il form di contato deve essere compilato d’impulso, sull’onda del riconoscimento, della curiosità, del rapporto empatico che si è stabilito con chi legge. Ecco: se costruisci mille ostacoli, chiedi data di nascita, occupazione, da dove si arriva, quell’impulso passa.
I form devono essere chiari, puliti e chiedere poco impegno. Ma proprio poco poco poco impegno.
Avrai tempo di raccogliere altri dati, in altre sedi, se ti servono.

E quindi adesso…?

Adesso io direi che il gioco consiste nello scovare gli errori che mettono in difficoltà la tua home page e via di scrub per eliminare cellule morte e dare nuova luce!
Se vuoi ne parliamo, scrivimi per dirmi cosa ne pensi.
E se vuoi, ancora, puoi chiedermi un’ora di consulenza per avere una prima impressione della tua home page.
Sarò felicissima di confrontarci e scoprire come posso aiutarti!

Di argomenti come questo e simili, parlo meglio nella mia pseudo-newsletter, Libellula, che arriva svolazzando più o meno una volta al mese.

Ok, voglio Libellula!

Libellula nasce per parlare di argomenti legati al lavoro da freelance, ma anche di passioni e cose interessanti che scopro. Quando ci sono grandi cambiamenti nel mio sito (servizi nuovi, servizi eliminati, nuove offerte…), potrei volerti informare, ma questo tipo di messaggi saranno sempre minori rispetto al resto.
Trovi tutte le info nella policy del sito web.