23 Mag, 2018

Ti amo, scrittura. Ti amo.
Ti amo così tanto che mi sono giocata un pezzo d’infanzia, per te. Quando invece che sguazzare nel fango o rompere bambole, chiedevo a mia madre di insegnarmi a fare le i e poi a scrivere acacia. Me la ricordo, acacia. Sul Grillo Parlante della Clementoni, dovevo scrivere acacia. Ed era proprio difficile.
Ma io ti amo, scrittura. Ti amo da quando ancora non ti conoscevo. Ti amo da quando non ti sapevo usare e poi ti ho amata anche quando mi ti hanno insegnata male, a scuola. Male che mi ci sono incrostata, in quelle regole asettiche, nervose, purissime a tratti, assurde spesso. Quelle regole che ti davano un volto certo, ma non sempre un cuore. E io invece era il tuo cuore che volevo, volevo sporcarmici le mani e leccarmi le punte delle dita.
Allora poi me e tornavo a casa, con i miei stupidi 9 in italiano, che a che cosa servivano se non mi procuravano mai un fidanzato. Me ne tornavo a casa, senza capire e quando non capivo, allora correvo da te. Mi mettevo davanti ai miei grandissimi quadernoni, sceglievo la penna e ti ritrovavo, come la maglietta preferita rimasta in fondo a un cassetto, come maggio quando diventa maggio sul serio. E stavo bene. Come avrei potuto non amarti, dimmelo?
Ti ho amata scrittura, anche quando ti ho abbandonata come la peggiore delle amanti. Abbandonata in nome di cosa e chi, non so dirlo. Per anni, lunghi anni sterili e confusi, ho creduto di potere fare a meno di te. Con cosa ho pensato di sostituirti, poi, chi lo sa. Rinchiusa in uffici, attorno a tavoli con visi grigi e giornate splendide fuori dalle vetrate.
Eppure tu eri lì, mi stavi accanto. E una volta, poi, mi hai anche portato il fidanzato giusto. Finalmente. Non poteva che arrivare da te, che diamine!
Ma io cieca ancora non capivo e ti ho ignorata ancora un po’, arrivando insopportabilmente vicina a perderti del tutto. E come sempre, lì si capisce. Lì ci si sveglia. E si urlano i più bei no dell’universo.
Quando mi sei tornata addosso, come la maglietta preferita che stava nel cassetto da tempo, il cielo si è un po’ disteso e la strada davanti a me si è fatta più chiara.
Così trasformata com’eri dagli anni, ti ho presa, ti ho nutrita e lavata, ti ho curata per giorni e settimane e mesi, fino a quando non eri di nuovo la mia compagna fedele e non ti sei di nuovo fidata di me.
E quindi eccoci, io e te, ancora accanto. Ad annusarci e scoprirci ogni giorno, a indagarci e saziarci nelle sere più calme.
E io ti amo ancora scrittura, moltissimo, più di prima, come sempre.

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