Creare un blog che si faccia trovare. Pensierini della SEO.

Creare un blog SEO

Ti hanno detto che creare un blog serve a farsi trovare su Google.
Ti hanno detto che Google, per decidere quali sono i siti migliori, usa un’intelligenza stupida tutta sua, fatta di strani algoritmi che hanno dell’esoterico.
Ti hanno detto che solo i nerd riescono a sfondare questo algoritmo e piazzarsi in prima pagina su Google.
Con tutto il rispetto, in effetti come si potrebbe chiamare, il mitico Aranzulla, se non il re dei nerd? (e comunque ad avercene, di menti così…).

Bene, c’è del vero signora mia. Google è un po’ strambo, cambia idea spesso ed è a tratti molto molto stupido.
Chi fa SEO a livello professionale si trova ancora oggi a fare la guerra a siti web preistorici, creati da ragazzini che oggi hanno nipotini, che smanettavano come pazzi prima del 2010. Siti fatti quindi malissimo, che campeggiano nelle prime pagine come fossero i re della foresta. Inamovibili, impossibili da spodestare.
Google, a tratti, è molto stupido. Fortunatamente solo a tratti.

In genere, invece, è molto intelligente e sensato. Vuole solo una cosa: dare ai suoi utilizzatori, ovvero le persone che cercano cose in internet, quello cercano. Quello e solo quello. Il meglio. Con sempre maggiore precisione e qualità.
Perché? Non certo per volontà di fare cultura o per vederli sorridere. Ma solo perché i suoi utilizzatori, le persone, sono una merce preziosissima che Google vende ai suoi clienti, ovvero a chi fa advertising. La presenza e l’attenzione delle persone per Google sono oro. Letteralmente.
Per questo Google cerca il miglioramento continuo nei suoi risultati di ricerca.

E da qui si parte per creare un blog SEO oriented.

Quando ha senso creare un blog focalizzandosi sulla SEO

Creare un blog può avere diversi obiettivi, che cambiano anche il punto di vista e i focus di attenzione su cui concentrarsi per farlo funzionare al meglio. Ma difficilmente ci saranno obiettivi di blogging che esulano dalla SEO. Un blog è per antonomasia uno strumento di divulgazione di contenuti. E scriviamo questi contenuti perché arrivino a persone che a quei contenuti sono interessate. Quindi vogliamo quasi sempre che Google presenti i nostri contenuti a queste persone.
Di certo, direi che è proprio dalla SEO che deve partire chi crea un blog con questi obiettivi:

  • Attirare clienti sul proprio ecommerce
  • Far conoscere i propri servizi o i propri prodotti
  • Aumentare in generale il traffico a un sito web
  • Fare inbound marketing, ovvero attirare contatti interessati per gestirli poi attraverso altri strumenti di comunicazione, come una newsletter.

E se qualcuno vuole fare critica pura, dare opinioni, tenere quasi un diario di bordo professionale, per creare autorevolezza intorno a sé o al proprio Brand? Anche in questo caso è necessario trovare un punto d’incontro con i noiosi dettami rigidi della SEO?
Vi dirò: è un falso problema, perché di solito questo dubbio è legato a una concezione un po’ datata della SEO.
Vediamo perché.

Calma: il tempo del Keyword Stuffing è finito (o quasi)

Gli articoli scritti dai ragazzini che smanettavano tanto negli anni Duemila e che ancora oggi a volte campeggiano, orribili, nei primi posti delle pagine di ricerca, sono spesso articoli orrendi in cui una keyword viene ripetuta mille volte, “rimpinzando” Google che manco mia nonna pugliese a Natale. Funzionava, un tempo. “Keyword Stuffing” si chiamava: la farcitura di keyword.
A quei tempi, i furboni del web scrivevano persino parole bianche su sfondo bianco, centinaia di parole chiare invisibili all’occhio umano ma visibili a Google, per attirarlo come un’allodola davvero cretina. In che mondo siamo cresciuti.
E alcuni hanno funzionato così bene che Google non si è ancora accorto che sarebbero da rivedere (perché un po’ allodola cretina è ancora).
Ma a tendere non funzionerà più e molto spesso non funziona più già ora. Fare SEO non è più seguire regole rigidissime e ottuse. Ci sono buone norme, certo, ci sono regole per fare del buon copywriting. Ma tutto parte dal senso, dal valore e dall’organizzazione dei contenuti.
Dalla testa, insomma.

Fare SEO vuol dire dare valore, parlare chiaro e avere le idee organizzate

Se ci si vuole posizionare per parole chiave interessanti al nostro business, io consiglio sempre, una volta aperto il nostro nuovissimo blog, come prima cosa fare un po’ di formazione o auto-formazione per la SEO.
Questo aiuta a chiarirsi le idee, non perdere tempo e creare da subito un piano editoriale più sensato.
È uno dei classici casi in cui la formazione si ripaga in tempo guadagnato e anche in termini di conversioni, contatti e risultati, insomma.
Ma non è necessario seguire mesi di corsi sul copywriting, o almeno non sempre.
L’investimento richiesto in formazione cambia molto a seconda di questi punti:

  • Livello di partenza posseduto in ambito scrittura
  • Dimestichezza con WordPress e piattaforme di blogging in genere
  • Predisposizione alla ricerca e all’approfondimento degli argomenti
  • Forma mentale (che tipo di intelligenza avete? Razionale? Emotiva? Istintuale…?)
  • Attitudine alla costanza

Come vedete, tre punti su cinque non hanno nulla di tecnico. I primi due sono leggermente più tecnici, ma senza esagerare.

A cosa serve, alla fine, la formazione SEO?

A sapere:

  • Dove pescare gli argomenti migliori da trattare (rispondere alla domanda: cosa scrivo sul mio blog?)
  • Come organizzare tra di loro i macroargomenti
  • Come ricavarne gli argomenti singoli
  • Come scrivere, concretamente, per il web (questo sì, è un po’ tecnico, ma non dogmatico)
  • Qualcosa di collaterale, come le immagini, i video e i media in genere da affiancare ai vostri testi
  • Come misurare i risultati

Tutto il resto, invece, viene dalla testa di chi scrive.

Aprire un blog di successo: il caso di Sara Bettella

C’è un caso che porto spesso come esempio e che può anche essere tranquillizzante rispetto alla SEO che a volte fa un po’ paura: il blog di Sara Bettella.
Sara è una Professional Organizer e nel 2018 mi ha chiesto assistenza per creare il suo sito web, aprire il suo blog e imparare a scrivere i suoi articoli.
Aveva appena deciso di avviare la sua professione di Professional Organizer, ma aveva già molta grinta.
Dopo aver studiato insieme il suo sito web e averlo realizzato, l’ho accompagnata in un percorso di affiancamento e formazione per il blog.
Sara non ha avuto bisogno di più di tre o quattro ore di formazione, a dire il vero.
Le ho passato le basi della SEO applicata ad articoli divulgativi e poi ci ha messo tutta l’organizzazione mentale e la costanza che la contraddistinguono.
Recentemente abbiamo misurato i suoi risultati a distanza di un paio d’anni di pubblicazione continuativa. Vedendola lavorare non mi ha affatto stupita vedere che i suoi articoli hanno scalato le SERP più difficili del suo settore. Compare in prima pagina con keyword definite davvero “difficili” da conquistare da qualsiasi strumento di analisi SEO. I suoi articoli, puliti e di alta qualità, sono lì, a svettare sopra tutti gli altri, quasi fosse la cosa più naturale del mondo.
Perché lo è.
La SEO è, finalmente, meritocratica.
Sara è rimasta stupita da questo risultato, perché a detta sua, lei di SEO non applica altro che quelle basi che le avevo trasmesso io nel 2018. Non si era mai nemmeno messa a fare grandi report, perché il più grande report era il fatto che le arrivavano tantissimi contatti interessati che la trovavano proprio grazie ai suoi articoli.
Sara ha dalla sua una profonda preparazione nella sua materia, idee molto chiare e organizzate, concetti cristallini che riesce sempre a trasmettere in maniera semplice e interessante.
La SEO le serve solo per “impacchettare” e presentare come si deve tutto questo a Google.
E lo fa una volta a settimana, con costanza militaresca, da circa due anni.
I risultati sono una conseguenza. La SEO è tutta qui, in fondo

SEO sì, ma stiamo calmi

In conclusione, per i pensierini della SEO, io direi che della SEO ci si deve curare, certo, se si vuole aprire un blog, ma senza spaventarsi.
Non servono corsi di mesi e mesi. Bastano informazioni chiare e basilari, sulle quali magari costruire con il tempo.
Se il vostro scopo non è fare i copywriter, nella vita, potete affrontare la questione SEO molto pragmaticamente.
Traetene solo quello che vi serve, tagliate le informazioni superflue e la sovra-informazione. Partite con un nucleo di conoscenze piccolo, ma pratico, preciso e applicabile da subito.

E se vuoi qualcuno che selezioni per te le informazioni e ti accompagni nel primo difficile semestre di vita del tuo blog nascente, puoi sempre contattarmi per avviare il tuo percorso personalizzato “A Blog is Born”. Sei mesi di pratica e lancio, per non avere realmente più dubbi su come gestire il tuo nuovo blog!
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