31 Ago, 2016

Cosa è bene pubblicare su una pagina Facebook aziendale?
La domanda è una delle più comuni che si possano sentire quando si parla con proprietari di piccoli business.
Spesso si sottovaluta il fatto che una domanda così dovrebbe arrivare circa a metà di un percorso che di quesiti ne contiene per lo meno altri 3.

  1. Con chi vogliamo parlare? Conosciamo davvero i nostri clienti o quelli che vorremmo fossero i nostri clienti? (abbiamo presente un profilo concreto, fatto di attributi caratteriali, abitudini, preferenze, problemi, sogni e bisogni che ci faccia da modello di interlocutore/cliente?)
  2. Quali obiettivi vogliamo raggiungere con la comunicazione sui social network? (vendere? farci conoscere? cambiare il nostro business? riposizionarci? acquisire nuovi clienti…?)
  3. Facebook è lo strumento giusto per noi? (abbiamo costanza giornaliera e molto tempo? abbiamo un brand che sia disposto a interagire continuamente con il nostro pubblico? siamo disposti a sperimentare e monitorare molti formati e modelli di pubblicazione diversi? abbiamo voglia di avere a che fare con numeri e statistiche e calcoli per sapere se stiamo andando nella direzione giusta? siamo disposti ad investire un minimo di denaro per raggiungere un minimo di visibilità…?)

Solo dopo aver risposto in modo molto completo a queste tre domande, con argomentazioni che reggono e una strategia solida alle spalle, dovremmo chiederci: bene, ho la mia pagina aziendale su Facebook.

E adesso cosa pubblico?

Premessa obbligatoria: Facebook è prima di tutto uno strumento sociale, portatore di interazione. Nasce per creare rapporti tra le persone. Chiunque lo utilizzi come uno strumento pubblicitario stile cartellone per strada, avrebbe dovuto rispondere “no” alla domanda numero 3 nell’elenco precedente.

Facebook serve per attirare persone intorno al nostro brand, ai nostri servizi e ai nostri prodotti, ma solo una parte minima di quelle persone diventerà a tutti gli effetti un cliente. L’aura di reputazione che però può generare in favore della nostra attività, insieme con il rapporto di fiducia che può aiutarci a creare con i nostri clienti, lettori e sostenitori, diventano strumenti potentissimi per creare valore per il nostro business.

Detto ciò, proseguiamo: esistono fondamentalmente 3 categorie di contenuti che vengono pubblicati su Facebook.

1. Contenuti promozionali

Sono quei contenuti che parlano direttamente di noi e della nostra attività. Sono le offerte e le novità, per esempio, ma anche i link alle pagine del nostro sito con i nostri prodotti. Sono le foto e le dirette degli eventi a cui partecipiamo, ma anche la spiegazione dettagliata delle caratteristiche di un nostro nuovo servizio. Anche il libro che stiamo leggendo per formarci e migliorare la nostra professionalità è un contenuto promozionale, perché serve a mettere in luce qualcosa di noi. Sono promozionali, insomma, tutti quei contenuti che non parlano di nulla se non della nostra attività. Non forniscono niente al cliente che legge per sua utilità o utilizzo, ma solo per nostra utilità e convenienza, in ultimo.

2. Contenuti utili

I contenuti utili sono quelli che risolvono un problema del nostro lettore. Può essere un problema quotidiano, una domanda a cui non ha risposta, un’infografica riassuntiva su un tema per lui importante, un video-tutorial pratico, un consiglio di lettura, una serie di domande e risposte, le faq o un articolo del vostro blog in stile “how to“, per insegnare qualcosa di pratico. Insomma, sono contenuti che hanno un valore in sé e per sé per il pubblico, che rispondono a una loro esigenza senza essere legati direttamente ai vostri prodotti e servizi, ma essendo ovviamente ad essi legati indirettamente da aree semantiche affini (non dimentichiamo che tutto deve essere coerente!).

3. Contenuti coinvolgenti

I contenuti coinvolgenti sono a tutti gli effetti i principi di Facebook. Facebook è intrattenimento e coinvolgimento, prima di tutto. Creare coinvolgimento nei vostri lettori, significa legarli a voi, fargli venire voglia di vedere i vostri nuovi contenuti, creare una piccola dipendenza da notifica (non si può negare che i social creino dipendenza, non facciamo gli ipocriti!). Coinvolgere vuol dire abbattere le distanze tra noi e il nostro pubblico, fargli conoscere l’interno e l’esterno delle nostre attività. Sono argomenti di coinvolgimento le foto dei nostri backstage, le dirette dall’interno dei nostri negozi e dei nostri uffici. Ma non solo.

Coinvolgere vuol dire anche creare riconoscimento, identificazione con noi e con il nostro brand. Come?
Schierandoci.
Non dimentichiamo mai che schierarsi su argomenti di attualità e su topic importanti della società in cui viviamo, dando il nostro punto di vista senza filtri, trasmette autenticità e senso di comunione. E un legame di questo tipo è molto più forte di qualsiasi altro impatto pubblicitario possiate immaginare. Se ne parlava già per bene qui: “Le persone non comprano ciò che vendono, comprano il perché lo fai”.
Infine coinvolgere vuol dire far partecipare. Chiedere l’opinione dei vostri lettori su argomenti e scelte della vostra attività, farli votare, far loro esprimere preferenze e pensieri.

Mi è capitato di gestire pagine Facebook molto diverse tra loro, per attività molto diverse.
Secondo voi, se doveste tirare a indovinare, quale pensate sia il macro-contenitore che in genere i committenti di tali pagine chiedono che sia pubblicato in percentuale maggiore?
Quello promozionale.

BUM!
Errore.

Perché una pagina Facebook abbia successo, perché sia ben gestita, perché raggiunga DAVVERO gli obiettivi, la gerarchia dei contenuti è assolutamente un’altra. L’80% delle pubblicazioni del calendario editoriale deve essere dedicato ad argomenti utili o coinvolgenti. Solo il 20% deve essere dedicato ad argomenti promozionali.
Altrimenti, tanto vale investire in cartelloni pubblicitari sulla statale più vicina.

L’errore più grande stava nel non comprendere che anche i contenuti non direttamente promozionali, non hanno nessun altro obiettivo, in fine, se non quello di creare utile per l’azienda. La strada sembra più lunga, rispetto a quella tradizionale, e lo è, ma questa volta è l’unica giusta.

E voi? Cosa pubblicate? Quali sono i vostri “piatti forti” e in quali vorreste migliorare?

Di argomenti come questo e simili, parlo meglio nella mia pseudo-newsletter, Libellula, che arriva svolazzando più o meno una volta al mese.

Ok, voglio Libellula!

Libellula nasce per parlare di argomenti legati al lavoro da freelance, ma anche di passioni e cose interessanti che scopro. Quando ci sono grandi cambiamenti nel mio sito (servizi nuovi, servizi eliminati, nuove offerte...), potrei volerti informare, ma questo tipo di messaggi saranno sempre minori rispetto al resto.
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