9 Gen, 2017

Credevo che i buoni propositi sarebbero passati di moda, che prima o poi sarebbero stati considerati una cosa un po’ demodé, un po’ kitsch, anche.
Invece ne vedo ancora in giro. Tanti e pure belli.
E anche io ne sento il bisogno, all’inizio dell’anno classicamente e un po’ romanticamente. Quindi se c’è l’umano bisogno di fare bilanci e tracciare i nostri step di crescita, perché non farlo? E dunque eccomi qua.

Nel 2017 voglio la mia conferma. Voglio che sia confermato il fatto che posso farcela, che sto crescendo, che mi sto organizzando davvero per rendere tutto questo molto più “vero”, in un certo senso.

Dimenticare la via percorsa

Vengo da un passato molto molto diverso dal mio presente. Erano diverse le mie giornate, arrivavano da parti diverse le mie priorità. Era diversa la mia libertà. Erano diverse le parole che si dicevano sul lavoro. Erano diversi i miei sogni. Era diverso il modo in cui arrivavano i soldi. Era diverso il gusto che avevano i soldi. Adesso è tutto in mano a me, alla mia fiducia in me stesa e nelle mie capacità, alla professionalità che so trasmettere, ai rapporti che so costruire.
È tutto molto più autentico sotto moltissimi punti di vista ed è anche più difficile, per altri. Per esempio (ma è solo un esempio) la devo smettere di pensare per “entrate mensili”. Devo piuttosto concentrarmi sul piano di business, sulla crescita della faccenda, sull’investimento e il ritorno, più che sulla stabilità dell’andamento dei “piccioli”. Però fare il passaggio non è semplicissimo e le certezze, alla fine, si ricercano nella copertina di Linus persino quando Lucy te l’ha sotterrata :). Invece no. Da quest’anno devo rilassarmi moltissimo in un senso e stare all’erta su altri versanti, perché altrimenti mi autofreno.
In nome di tutto ciò, creo l’iniziativa #burnthebadge, per dimenticare ogni abitudine della vita da dipendente che nella mia vita da freelance non ha più alcun senso. Brucia il badge, brucia le vecchie usanze, le vecchie paure e pure le vecchie sicurezze. E incenerisci gli invidiosi e gli scettici con un sorriso e una valanga di grinta.

Costanza al limite della cocciutaggine

Basta scuse. Davvero basta scuse. Predico benissimo con i miei clienti e poi razzolo pessimamente. Ho tantissime idee, proposte, progetti e bozze e calendari e appunti e pagine di schemi e disegnini e cancelleria e app per rendere fantastici i miei canali di comunicazione con questo pubblico. Ora devo metterle in atto, con gradualità e costanza fenomenali, incredibili e mirabilanti di quelle che stupiranno persino me. Un bel giorno di questo 2017 guarderò le mie pubblicazioni, i miei colori sul web, le persone con cui avrò degli splendidi contatti e dirò: “WOW! Ce l’ho fatta. Sono stata brava. Proprio brava”. E mi godrò i meritati risultati :).

Sarò franca, amato cliente

Far storcere il naso a un cliente è un brutto momento. Vederlo lì, corrucciato, che non apprezza affatto quel che gli stai dicendo, crea quell’attimo di panico che stride, si insinua e molesta il quieto vivere piuttosto acremente. Ecco. E quindi a volte non glielo si dice QUANTO davvero ci sia da lavorarci su, a tutta quella roba lì che ha messo online (o che vorrebbe mettere online) e che però no, no, no non va bene davvero sotto tanti punti di vista. O se glielo si dice, bisogna trovare il modo, i tempi, la gradualità, il giusto approccio e a volte si rischia di non passare il giusto messaggio. Allora. Non voglio drammatizzare, resto iperflessibile e disponibile, ma sarò franca, miei amati clienti. Lo sarò. Sarò franca perché serve a voi, e poi anche perché serve a me. Ma soprattutto perché non sarei sufficientemente professionale per i miei canoni, se non lo facessi. Perché senza la franchezza non si arriva da nessuna parte. E se non posso confermarvi che basta “un’aggiustatina” a tutto quel progetto che magari avete creato con sudore affinché diventi efficace, non lo farò, sono desolata. Storcerete il naso e brontolerete, ma se vorrete troverete risposte vere, reali e non imbastite per accaparrarmi un lavoro da svolgere male e a metà. E a quel punto, se vorrete continuare con me, allora sì che faremo davvero un bel lavoro e sarete mooooolto contenti.

Imparare. Tutto l’anno.

Durante il 2015 ho frequentato centordici corsi, approfondimenti, master, mini webinar. Letto ottomila libri. Visionato un quintale e ottocento chili di slide. Andata a conferenze ed eventi. E sono rinata. Ero piena di iniziative, idee, fermento, voglia di creare e fare. Il 2016 mi ha sommerso di operatività più o meno proficue e la questione formazione ha subito una riduzione insopportabile. Non che non abbia fatto i miei minicorsi, non che non mi sia faticosamente tenuta aggiornata sulle ennemila evoluzioni tecniche degli strumentini con cui lavoro e anche a tratti sulle tendenze di riferimento. Però non c’è paragone. E io così non posso vivere, lavorare e parlare. Ecco, l’ho detto. Quindi a chi dice “Basta corsi!”, io rispondo con un’alzatina di spalle mentre seleziono il prossimo evento, il prossimo webinar e il prossimo supercorso! E sprofondo sotto il peso del prossimo ordine di libri su Amazon e affini.

Non sono molti, i miei propositi per il 2017. Ma sono importanti.

Per tutto il resto, tutto ciò che non riguarda la freelance in erba, ma soprattutto la piccola donna che ce la sta mettendo tutta, quaggiù, il proposito è uno e uno solo, banale e scontato al limite dell’indecenza.

Essere me stessa. Felicemente me stessa.
Perché nei momenti in cui lo sono meno, la faccenda è seria, pericolosa e molto poco costruttiva.

Di argomenti come questo e simili, parlo meglio nella mia pseudo-newsletter, Libellula, che arriva svolazzando più o meno una volta al mese.

Ok, voglio Libellula!

Libellula nasce per parlare di argomenti legati al lavoro da freelance, ma anche di passioni e cose interessanti che scopro. Quando ci sono grandi cambiamenti nel mio sito (servizi nuovi, servizi eliminati, nuove offerte...), potrei volerti informare, ma questo tipo di messaggi saranno sempre minori rispetto al resto.
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