Aprire un blog: da dove cominciare

Aprire un blog da dove cominciare

Aprire un blog, oggi, ancora. Sì, sì e ancora sì.
Sono una sostenitrice entusiasta dei blog, a distanza di vent’anni dal primo che ho aperto.
Era un Live Journal. Quando Live Journal era un vagito di ciò che è adesso.
Poi sono entrata nel magico mondo di Splinder (qualcuno abbastanza vecchio da ricordarlo…?) con l’apparire miracoloso dei layout e delle personalizzazioni grafiche. Web design embrionale.
Non mi sono fatta mancare nulla. Blogger, Blogspot, persino il colto Medium.
Ma poi ho capito che la mia indipendenza reclamava spazio e ho deciso di farmi un blog tutto mio, amico caro. Ho scaricato WordPress e qui sono rimasta,  partendo per un viaggio che sarebbe durato una vita.
Basta sentimentalismi, ok ok.
Ora vi dico la mia su questa cosa dell’aprire un blog.
Spoiler: la trovo spesso una buona idea. Non sempre, ma spesso.

Perché credo ancora che aprire un blog sia un’ottima idea, spesso.

Creare un blog o usare la forza dei Social Network? Aprire un blog o puntare tutto sull’advertising?
I guru del marketing si cibano di queste domande da anni. Hanno dato per morti i blog una sessantina di volte negli ultimi dieci anni. Poi li hanno fatti resuscitare come unico strumento indispensabile e insostituibile un’altra ottantina di volte.
Io non ne faccio una questione sentimentale (forse un po’ sì, ma qui eviterò di farmi coinvolgere): io ne faccio una questione di dignità e convenienza.
I blog, come il sito web, come la newsletter, sono strumenti proprietari.
Indipendenti, tuoi. Tuoi.
Esatto: la prima grande differenza è questa, rispetto ai Social Network e all’advertising (che per il business ormai sono la stessa roba).
Gestire un blog e curare una newsletter potrebbero essere le uniche due azioni da compiere per portare clienti alla tua attività, sia che sia online, sia che sia offline. Potresti non aver bisogno di nient’altro. Potresti non avere più bisogno di imparare mille volte al giorno il Business Manager e impazzire con i caricamenti di Tik Tok e i Reels di Instagram. Potresti persino, in casi estremi, infischiartene di tutti gli algoritmi del mondo, persino quello di Google (ok, ok è un po’ azzardata come prospettiva ma per nulla impossibile).
In generale potresti disinteressarti completamente a piattaforme esterne che cambiano continuamente regole, trend e costi.
Potresti essere completamente indipendente per la tua promozione.
Ma solo se tutte le tue energie si concentrano su questi strumenti.

Si parte dall’obiettivo: aprire un blog per vendere o per fare branding? 

Perché, a un certo punto, le attività medio-piccole e i liberi professionisti si chiedono se non sia il caso di creare il proprio blog?
I motivi sono pochi ma buoni, in genere:

  • Voglio più clienti
  • Voglio vendere più prodotti
  • Voglio collaborare con realtà interessanti
  • Voglio far conoscere la mia attività
  • Voglio far arrivare più gente sul mio sito

Ottimo. Riassumiamo?
La sintesi è che un blog si usa o per vendere o per fare branding.
In entrambi i casi, si tratta di obiettivi di business e non di obiettivi di comunicazione.
Il blog non è un commesso di un negozio, non può vendere e fare scontrini. Ma è un mezzo di comunicazione, quindi può portare a obiettivi di business attraverso obiettivi di comunicazione.

Cosa vuol dire? Andiamo sul pratico.

  • Obiettivo di business: vendere +10% di prodotti dell’ecommerce rispetto all’anno precedente.
  • Mezzo usato: Apertura del blog dell’ecommerce.
  • Obiettivo del blog: Portare +10% di visite alle pagine dell’ecommerce (presumendo che la proporzione tra chi arriva al sito e chi acquista resti la stessa dell’anno precedente).

Quindi, se le visite dell’anno precedente sono state una media di 1000 al mese, grazie al blog devono diventare 1100 al mese.
Come si misura questo obiettivo? In ordini ricevuti? In incassi?
No, con Google Analytics, che per ora lasciamo stare dove sta, ne parleremo un’altra volta.
Se il 10% in più delle persone entrano nel sito, ma gli acquisti non aumentano in proporzione, bisognerà capire cosa si inceppa quando le persone arrivano nelle pagine dell’ecommerce, ma il blog avrà iniziato a fare il suo dovere. E l’obiettivo sarà raggiunto comunque.
E se invece (come capita spesso quando un blog è ben fatto e rimanda a un ecommerce ben fatto) la percentuale di chi acquista cresce, è perché chi arriva dal blog è più motivato e fermamente interessato all’argomento e al prodotto che vendi.

Ho semplificato in un modo che i guru del marketing potrebbero ritenere urticante, ma come concetto spero sia chiaro: la fondamentale differenza tra obiettivo di business e obiettivo di comunicazione.
L’obiettivo di business si misura in euro.
L’obiettivo di comunicazione, te lo misura (in questo caso) Google Analytics.

Obiettivo vendita: il blog che ama la SEO

Prendiamo il caso di un ecommerce appena aperto. Poniamo che questo ecommerce sia una costola di un negozio fisico reale, che ha una buon reputazione offline, anche, ma nessuna online. Ovviamente vorrà vendere.
Per i clienti preesistenti nessun problema: li si manda sull’ecommerce quando si presentano in negozio, a ogni buona occasione. E tramite la newsletter (perché i negozi fisici ce l’hanno una newsletter, no?)
Ma per gli altri clienti sparsi per l’etere? Per quelli che non conoscono affatto il negozio fisico e quindi non sanno dell’esistenza del gemello online?
La risposta si chiama SEO. Questo infatti è il caso in cui aprire il blog dell’ecommerce può essere uno scivolo d’entrata per le pagine del negozio online. La gestione dei contenuti in questo caso deve essere molto SEO oriented e il blog sarà solo una delle leve che lanceranno l’ecommerce. Ma può diventare realmente la principale via d’accesso alle pagine.

Obiettivo branding: gli articoli d’opinione

Prendiamo ora il caso di un libero professionista che voglia consolidare l’autorevolezza nel suo settore. Uno psicologo, magari, un coach, o un avvocato. Sono professionisti che possono trarre molto dalla decisione di creare un blog per il proprio Personal Branding, perché hanno in genere la testa piena di argomenti succosi per fare divulgazione e informazione critica.
In questo caso, quindi, saranno bellissimi i contenuti un taglio opinionistico. La SEO non va dimenticata, ma ancora più importante, qui, sarà fare attenzione alla UX Writing, per creare testi chiari, coinvolgenti, che tengano il lettore attaccato alle pagine.
Aprire un blog a questo scopo implica un buono studio preliminare dell’usabilità del sito, per trasmettere la forza del Personal Branding ancora prima di iniziare a leggere.

Sarebbe sensato che le due cose andassero a braccetto e in linea di massima è più semplice vendere se prima si è fatto un po’ di branding, ma non c’è una miscela standard per queste due ambizioni. Si seguono entrambe.

Il Branding si costruisce per vendere, alla fine. Ovvio.
Quindi, rieccolo il fatto che queste due direzioni, vendita e Branding, vanno sempre in scena tipo Gemelle Kessler (ora la smetto di fare allusioni che rivelano la mia vetustà…).

Mi premeva fare questa sbrodolatura sui due obiettivi, la vendita e il Branding, più che altro per ribadire che è dall’obiettivo che si parte, per capire come curare i contenuti di un blog e anche la sua impostazione iniziale, se è da fare da zero.

All’inizio, se vuoi aprire un blog e non ne hai mai curato uno, dovrai certamente investire in formazione, capire come iniziare e gli step da seguire. Se hai chiaro il tuo obiettivo, ora sai anche quali possono essere i focus di attenzione su cui soffermarti.
La formazione tuttavia, per antonomasia, mira a rendere liberi e indipendenti. A capire, padroneggiare e rendersi autonomi.

A chi non conviene aprire un blog?

All’inizio ho detto che avviare un blog per il proprio business è quasi sempre un’ottima idea.
Lo confermo.
Ma può anche essere una grande delusione. Perché non è gratis.
Non è tanto la creazione del blog in sé, che può essere anche una spesa molto bassa, a costare.
Prima di tutto però, dicevamo, c’è da fare formazione: cosa scrivere sul blog? ogni quanto? e come scriverlo?
Ma l’investimento principale non è monetario: c’è bisogno di dedicare molto tempo e impiegare una valanga di costanza.
La variabile più importante, subito dopo aver cura di scrivere qualcosa di utile e ben scritto, è la perseveranza nella pubblicazione.
Un articolo a settimana per un libro professionista, per esempio, può essere un ottimo punto di partenza. Ma tutte le settimane. Tutte e 52 le amabili settimane dell’anno.
Tutte le piattaforme di blogging permettono di programmare i contenuti con anticipo, non c’è bisogno di essere lì con il ditino pronto ogni lunedì mattina. Si pubblicheranno da sé quando deciderete voi. Ma solo se prima li avete scritti, ecco.

Le 7 domande da farsi prima di aprire un blog

Quali sono allora le domande a cui bisogna rispondere, con la mano sul cuore, quando ci si sta chiedendo se sia il caso di aprire un blog per raggiungere obiettivi di comunicazione online?

  1. Mi serve davvero il blog? E a cosa esattamente?
  2. Per chi scrivo? A chi mi rivolgo?
  3. Mi piace scrivere? E se non mi piace, ho qualcuno che può farlo per me?
  4. Sono pront* a fare formazione e capire le meccaniche base di della SEO e del web writing?
  5. Sono una persona costante e organizzata?
  6. Sono pront* ad abbandonare l’idea del diario come confidente delle mie paturnie?
  7. Ho un annetto di tempo di pazienza per testare i risultati?

La piattaforma di blogging è l’ultimo dei tuoi problemi

Guardando le 7 domande, non avete trovato “Con quale piattaforma apro il mio blog?”.
Il motivo è che basterà una breve ricerca online per vedere che ce ne sono tantissime. La configurazione di molte è semplice e veloce, ma è la struttura che darete alla piattaforma stessa che farà la differenza. Qualunque essa sia.
Io consiglio WordPress su dominio proprietario (es. www.vostrosito.it/blog/), per praticità, completezza e velocità. Ma anche su questo potremo discutere a lungo in futuro, in altri articoli o se vorrai possiamo parlarne in una Consulenza Mignon, un’ora solo per te dove puoi chiedermi tutto per spazzare via i primi dubbi.
Se invece sei già più che decis* a proseguire sulla strada del blogging, allora potresti valutare il mio percorso di affiancamento e accompagnamento al blog A Blog is Born, dove ti porto per manina per sei mesi a far risplendere il tuo blog, vecchio o nuovissimo che sia. Mi dedico a un solo “A Blog is Born” alla volta, perché è davvero impegnativo e tosto, come percorso. Vuoi capire se fa per te?

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