19 Ott, 2016

Ho messo il punto di domanda, nel titolo, perché spero non sia così per tutti.
Ma a me è capitato e vorrei proprio mettere nero su bianco il tutto. Un po’ per tornare, finalmente, e un po’ anche per metabolizzare e segnare come futuro monito quello che mi è successo nell’ultimo mese.

All’inizio, quando decidi di metterti in proprio, è tutto un turbinio di tabelle di marcia, di progetti, di schedulazioni (bleh!), di programmazioni, di buoni propositi e agende piene di fasi e step e schemini colorati.
Ti alzi al mattino e pensi a curare i contatti, a farti conoscere, a investire tutto questo tempo libero nell’avviare la tua nuova vita da freelance. Semini che speri possano diventare baobab.
Frequenti gruppi di sostegno nemmeno fossi un alcolista incallita, gestisci le relazioni con i guanti di velluto (e questo cavolo, è sacrosanto). Curi i primi lavoretti, piccoli piccoli e carini carini, come fossero creature da vezzeggiare.

Poi arriva.
IL LAVORO.

Capita poi, un martedì mattina qualunque, che ti vengano accettati 3 preventivi tutti insieme, molto importanti. Proprio dei germogli di baobab, insomma. Che solo loro devi capire come metterli in fila, perché puoi gestirne uno alla volta, ma devono essere gestiti tutti ecco. Dopo aver festeggiato ampiamente con mari di sushi e fiumi di prosecco, capita il giorno dopo che l’ultimo lavoro fatto richieda una revisione dell’ultimo momento che vuol dire riprenderlo in mano da zero.
Capita che poi, intanto, ti chiedano di fare interventi formativi e consulenze spot, mentre il volume dei 3 progetti neonati che stai iniziando a programmare, sembra ingigantirsi come Alice dopo aver mangiato il suo Eat Me. La tua agenda non ce la fa più a seguirti, anzi tu non ce la fai più a seguire lei, ti senti elettrizzato, felicissimo e terrorizzato allo stesso tempo. Festeggi ancora, sì, ma con il sorriso un po’ isterico. E quando ti rendi conto di cosa davvero devi affrontare nell’arco di poche settimane, cadi in una fantozziana ansia che ti porta ad amalgamarti giorno e notte con la tua scrivania, a diventare un tutt’uno con il suo legno, ad immergerti con la testa nello schermo fino a sentire i led tra i capelli.

Nell’ordine:

  • mangi più surgelati in un mese che in tutta la tua vita;
  • non ti spieghi come la mania di perfezionismo sia l’unica tua caratteristica a non vacillare mai, nemmeno quando ne va della tua sopravvivenza;
  • compri uno schermo gigante da Euronics perché quello che hai non ti sembra affatto abbastanza per contenere tutto quel lavoro;
  • compri anche un nuovo hard disk esterno, da 1 tera, perché quelli che hai non sono sufficienti, il tuo backup incrementale quotidiano deve essere ineccepibile e inattaccabile nemmeno fossi in una divisione distaccata della NASA;
  • fai orari anticostituzionali, dal mattino alle 8 con ancora il caffè in mano alla sera alle 21 solo per non rischiare il divorzio istantaneo dalla tua dolce metà;
  • fai poco la spesa, e male;
  • ti si increspano i capelli, ovvio;
  • invadi il tuo studio, ma anche la casa e l’auto di post it, manco fosse un’installazione di arte contemporanea.

E poi sì, sì. Succede che abbandoni il tuo blog e abbandoni i tuoi social. Fai tutto quello che ai tuoi clienti dici di non fare mai, nemmeno sotto tortura! Il tuo calendario editoriale si trasforma in una barzelletta, le tue pagine si svuotano, tutto quel lavoro programmato, ancora lì da far fiorire, tutta quella buona intenzione riposta nella tua vena editoriale, nel tuo creare valore, dare contenuti, discutere con chi si occupa delle stesse amenità un po’ marketing, un po’ nerd. Tutto, tutto decresce. Tutto perde verve. Ed è l’errore più grande che si possa fare, specie in fase di avvio.
Nulla di più insensato, nulla di più dannoso e anche triste.
Perché le conseguenze sono tante, alcune forse le sento solo io, ma questo in fondo è il mio blog, quindi…

Conseguenze:

  1. È vero che al momento hai lavoro, ma parliamoci chiaro: essere freelance vuol dire curare i tuoi clienti e trovarne di nuovi. E trovare clienti vuol dire curarli, conoscerli e attirarli, soprattutto. Quindi quando vedi che i contatti provenienti dai tuoi canali crollano vertiginosamente, ecco lì ti rendi conto di quanta poca fuffa ci sia dietro questa cosa della socialmediafaccenda
  2. Ti intristisci, perché il tuo lavoro d’improvviso ha dei tratti in comune con quello che è il tuo passato: commesse, scadenze e poco contributo che vada al di là dei progetti che segui, poca creatività che non abbia a che fare direttamente con la buona riuscita delle cose, poca ricerca e sviluppo, insomma.
  3. Ultima ma non ultima, affatto. Disattendi delle aspettative molto importanti. Per quanto piccolo possa essere il tuo pubblico, hai fatto delle promesse. Averle disattese, per quanto buone le tue ragioni possano essere, porta un senso di inadeguatezza e colpa che non sono tollerabili, almeno per me.

Dato che tra gli altri acquisti matti e disperatissimi di questo ultimo mese c’è anche la mia splendida, nuova, magica Plum Paper Planner, con tanto di spazi personalizzati dedicati a blog, social, calendari, report eccetera eccetera, non posso proprio permettermi di farmi sovrastare così dal flusso di lavoro.
Parole d’ordine: organizzazione e selezione delle priorità.
E poi qualche riflessione sulla scalabilità del lavoro, ma questa è un’altra storia e sarà raccontata in un altro post (cit.!) 😉

Tutto ciò per dire che ci sono, insomma. Tranquilli, stavo solo soccombendo ai nuovi ritmi dell’attività che mai avrei sperato partisse così bene.
Ora mi rimbocco le maniche e ri-organizzo per bene le cose.

E quindi niente: post-it a me!

Di argomenti come questo e simili, parlo meglio nella mia pseudo-newsletter, Libellula, che arriva svolazzando più o meno una volta al mese.

Ok, voglio Libellula!

Libellula nasce per parlare di argomenti legati al lavoro da freelance, ma anche di passioni e cose interessanti che scopro. Quando ci sono grandi cambiamenti nel mio sito (servizi nuovi, servizi eliminati, nuove offerte...), potrei volerti informare, ma questo tipo di messaggi saranno sempre minori rispetto al resto.
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